{Bonjour Immortalitè} Diari di Vampiri

Natasha - pagina uno

[mercoledì, 13 febbraio 2008]
[natasha 01]


Dai diari di Natasha
I


Ho deciso di scrivere queste note per salvare i miei ricordi dal nulla che se li sta pian piano succhiando via dalla mia mente, senza che possa far nulla per impedirlo. Forse la carta riuscirà a sigillare ciò che sta volando via da me, chissà…

Dolore. Un dolore lacerante, acuto e intenso mi pervase per tutto il corpo. Spalancai gli occhi, attorno a me solo polvere e ragnatele. Tossii. Ero accasciata sul pavimento, come uno straccio gettato al suolo. I miei vestiti erano ridotti a brandelli. Tossii ancora una volta. Feci un goffo tentativo di reggermi in piedi, ma caddi a terra rovinosamente. Ero debole, molto debole. E affamata.
Strisciando, arrancai verso l’uscita. L’aria fresca mi accarezzò il viso. Raggruppai tutte le mie forze e mi misi in piedi, appogiandomi sulla soglia. Stavo quasi per cadere nuovamente, quando udii delle voci provenire dal bosco in cui era immersa la casa. Cibo. C’erano delle potenziali prede. Potevo percepire l’odore del sangue. Una forza inaspettata mi pervase per tutto il corpo e senza nemmeno accorgermene mi ero avventata su qualcuno. Quando ebbi finito di prosciugarlo, lasciai cadere quell’involucro vuoto e lo fissai, ansimando.
Era un uomo, ben vestito, sulla cinquantina. Aveva ancora in faccia quello sguardo di stupore misto a spavento; probabilmente era morto prima di rendersi conto di quello che gli stava capitando. Buon per lui. Mi voltai di scatto: alla mia sinistra, inpietrita, una ragazza stava tremando di terrore. Improvvisamente, tornai lucida. Dall’espressione della ragazza dedussi il mio aspetto non doveva essere dei migliori. Per la prima volta mi resi conto di avere l’abito tutto strappato. Doveva essere accaduto qualcosa di veramente grave se mi ero ridotta in quello stato. Con decisione, stracciai un brandello di quella che avrebbe dovuto essere la mia gonna e cercai di rendermi un poco più presentabile levandomi le tracce di sangue dal viso. Feci qualche passo verso di lei, senza che questa accennasse a voler fuggire; doveva avere più o meno l’età che dimostravo, anche la corporatura era molto simile alla mia, sebbene lei fosse leggermente più minuta. Ad ogni modo, potevo fare un tentavo, d’altro canto ormai ero del tutto sazia. La fissai diritta negli occhi e alzai il mento: «Il tuo abito in cambio della tua vita.»

Non era il mio stile, non era la mia misura, ma aveva il pregio di non farmi sembrare una stracciona. Tutto sommato dovevo solo tornare al castello. Spalancai gli occhi fissando il nulla. Il castello… la mia Signora! Che… fine aveva fatto? Io-io dovevo assolutamente tornare a casa, sapere cosa le era accaduto… Ma dove mi trovavo? No, se fosse capitato qualcosa di grave, certamente me ne sarei resa conto. Già, doveva avermi abbandonata. Forse si era stancata di me… No, non così, non mi avrebbe lasciata da sola in un bosco. Dovevo tornare al castello a tutti i costi, lì avrei trovato la risposta. Cercai il cielo per orientarmi con le stelle, ma la luce della luna le soffocava.
«Ehi, tu» la ragazza infatti era rimasta immobile, esattamente come l’avevo lasciata. «Sai come si esce da questo luogo? Dove ci troviamo?»
Non mi rispose, tremava dal freddo. Sospirai. Sfilai gli abiti di dosso al cadavere e glieli gettai ai piedi. Sapevo che fosse sconveniente per una donna indossare un tale abbigliamento, ma morire congelati lo era ancora di più.
«Su, vestiti! Vuoi rischiare una polmonite?»
Senza dire una parola, con esasperante lentezza eseguì il mio ordine.
«Allora, adesso puoi portarmi fuori di qui?»
«Solo se mi porterai con te.» bisbigliò, con un filo di voce.
Una richiesta alquanto bizzarra. Mi avvicinai a lei e con l’indice le sollevai il mento; osservai la curvatura del suo collo. Perché no, poteva anche tornarmi utile.
«È davvero questo ciò che vuoi?»
Annuì debolmente con il capo. Mi forai la punta di un dito e glelo passai leggermente sulle labbra, macchiandole con il mio sangue. Istantaneamente, diventò pallidissima e i suoi occhi si spensero.
«Andiamo.»

N. N. M.

Posted by MarauderProngs alle 08:45
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Margot, parte prima

[domenica, 10 febbraio 2008]
[margot 01]


Diario di Margot

I

 

Il mio nome è Margot Evangeline Byron. Sono nata a Londra nel dicembre del 1740. La balia mi diceva sempre che, se avevo un carattere così strano, era certamente perché, la notte della mia nascita, era in corso un terribile temporale.

Avevo una sorella, di cinque anni più grande di me, si chiamava Christine. Eravamo molto diverse, sia per carattere che per aspetto. Lei sembrava un angelo, in tutti i sensi. Aveva lunghi capelli biondo grano e due splendidi occhi azzurro cielo. Io, d’altro canto, ho lunghi boccoli castani e occhi nocciola.

Christine era sempre ubbidiente, una figlia modello, mentre io avevo sempre qualcosa da ridire, e non mi facevo domare facilmente.

Fin dalla più tenera età mia madre mi istruì a quelli che ora sono i miei passatempi: la lettura e la musica. Mi leggeva storie bellissime, e mi invogliava a leggere, ogni genere di libro, credo che abbia provato anche con mia sorella, ma solo in me trovò una preziosa alleata e discepola. Cominciò a mandarmi a lezione di piano a sette anni, malgrado le mie preferenze andassero al violino.

Ci trasferimmo a Parigi nell’aprile del 1751, avevo undici anni.

Con Parigi fu amore a prima vista. Sebbene mio padre dicesse che non era cosa saggia, mia madre continuava a portare me e mia sorella all’Opera. Quanto amore l’Opera, non solo per le rappresentazioni, ma anche per la magnificenza dell’edificio, “Académie National de Musique”, recitava la facciata. Adoravo, e adoro tutt’ora, le sue statue , le grandi scalinate, i palchetti e i lampadari. Ricordo che immaginavano di essere una ballerina, o una cantante. Quanti anni felici ho passato a Parigi!

Ancora non sapevo cose mi avrebbe riservato il futuro. Gli anni passavano velocemente, tra Parigi, Londra e i balli nelle case borghesi.

E fu proprio ad uno di quei balli che incontrai il mio destino.

Era l’agosto del 1764. Il solito ballo noioso dove le ragazze di buona famiglia sorridono sempre e trovano marito. Io me ne stavo, stretta nel mio corsetto, il più vicino possibile alla grande porta che dava sul giardino.

Me ne stavo lì, irrequieta e annoiata, quando un uomo mi si avvicinò. Era alto e ben fatto, con corti capelli castani, più scuri dei miei, e penetranti occhi neri. Mi si accostò e, senza dire una parola, mi condusse in giardino. Pur sapendo che avrei dovuto farlo, non riuscii a resistere. Camminammo senza parlare finché la musica nella casa non diventò un eco lontano. Solo allora si presentò, Erik Stern, così disse di chiamarsi, dopo mi presentai io, seppur con un certo imbarazzo.

Parlammo un po’. Mi chiese da dove venivo, e chi si celava dietro il mio nome. Quello che ricordo dopo è un dolore lancinante, poi niente. Ciò che vidi dopo furono i suoi occhi. Mi spiegò tutto, raccontandomi chi lui fosse, e cosa mi avesse fatto. Inizialmente fui presa dal panico, ma lui mi assicurò che sarebbe rimasto con me, che mi avrebbe protetto e amato, e allora mi tranquillizzai.

Da allora ho sempre vissuto e viaggiato con lui.

E’ il mio angelo, il mio maestro, il mio amore.

Margot

Posted by SelinRose alle 20:24
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Desperatilla, prima pagina

[domenica, 10 febbraio 2008]
[desperatilla 01]


Dai Diari di Desperatilla.
I

Così mi sono svegliata: non so perchè in realtà, nè per quanto tempo sono rimasta addormentata questa volta. Ho sentito l'odore della pioggia, all'improvviso. E poi il ticchettio dell'acqua che cadeva goccia a goccia, più simile ad un tremendo e continuo rombo per le mie orecchie sensibili. Che anno è, che giorno è? L'odore della terra umida ha iniziato a filtrare attraverso la pietra, insieme al fruscio delle lumache che venivano fuori dai loro nascondigli. Le ho sentite strisciare anche tra i miei capelli coperti di polvere e ragnatele. E mi sono alzata, ancora assonnata. Ho fame. Il diario era ancora stretto tra le mie dita, risparmiato dall'umidità e dal tempo. Ho fame. La pioggia e il profumo della pietra bagnata mi hanno riportato in mente l'immagine di Lui; forse l'avevo già negli occhi quando mi sono risvegliata. Un altro sotterraneo, un'altra epoca. Lo stessa sensazione a metà tra il dolore e l'incanto di un sogno finito per un risveglio troppo brusco eppure ancora presente. E' casa mia questa? Quello che ne resta dopo i bombardamenti ascoltati distrattamente un pò di tempo fa? Decisamente desideravo dormire, eppure mi sono alzata perchè esiste una Regola superiore alla nostra. Lui disse così. E quando ci sentiamo chiamare dobbiamo andare senza discutere. C'è qualcosa fuori, da qualche parte. E così sono scivolata giù dalla panca di pietra, sbriciolando tra le dita un piccolo pezzo di tufo. Ho fame... i miei tacchetti posati sul pavimento sconnesso hanno prodotto un suono bizzarro; queste scarpette di raso grigio saranno ancora di moda? No, certo che no. Nè i miei abiti ridotti quasi a brandelli. Ma ho fame, tanta, troppa fame. Ho fissato angosciata la botola alla fine delle scalette di pietra, gocciolava come se sopra di me avesse dovuto aprirsi l'oceano con tutti i suoi segreti. Barcollando e con il diario stretto al petto mi sono avventurata verso l'alto, pronta a sfidare tutte le macerie che avrei trovato. Affamata. Di nuovo viva.

D.

Posted by Mariacarla alle 12:57
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Oscure Parole

MarauderProngs in Margot, parte terza

Oscuri Segni

*loading* anime perse...

Oscuri Luoghi

Tutto il tempo del mondo... e poi, di epoca in epoca... in viaggio per trovarsi. Verso quella che considerano la loro Capitale, nere ed infinite notti, nebbia, pioggia e fumo... i Vampiri celebrano i loro fasti.
Storie tanto diverse, creature infinitamente differenti...
Destinati ad una gioia senza fine, oppure ad una tristezza infinita. Privi di scrupoli, o distrutti dal rimorso.
Antichi e Giovani. Ancora confusi, oppure certi... camminano sotto un cielo plumbeo e nessuno potrà fermarli.
Testimoni e custodi della Storia, destinati a conoscere più di quanto un uomo normale potrebbe mai sopportare... si muovono solitari; eppure a volte si sfiorano e le loro vite si intrecciano in modi inattesi.

Nella Capitale hanno i loro rifugi, le loro dimore segrete. Ma quando desiderano incontrarsi ed interagire con la loro razza sono tre i luoghi che devono visitare; "The Grail Quest"... all'apparenza una Sala da Tè in stile vittoriano.
Sangue delizioso e proveniente da ogni dove viene servito in fini teiere e tazze in porcellana di Limoges...
Tutto è rispettabile e raffinato in questa elegante "Sala da Tè" abbellita da decine di quadri di autori Preraffaelliti... l'accesso è riservato ai Vampiri più in vista.
Mentre, nello stesso edificio, esattamente al piano superiore... si trova "The Peacock's Feather"... luogo di piacere e lussuria senza freni. Velluto e broccati rossi accolgono i pochi visitatori ammessi a godere di svaghi perversi e ricercati...
Naturalmente luogo preposto agli incontri dei Vampiri è anche l'antico Cimitero Monumentale... dove le tombe più recenti risalgono all'epoca della Regina Vittoria.
C'è poi "La Casa delle Bambole". È un negozio molto piccolo: le pareti ed il pavimento sono tutti rosa, così come l'arredamento... la proprietaria, Giselle Dix, è una collezionista di bambole, ne possiede un'infinità, tutte diverse. Alcune però sono un po' particolari, infatti sono fatte di... carne, ovvero sono esseri umani vivi che però vengono "bambolizzati". La proprietaria è sempre alla ricerca di nuove bambole per la sua collezione!
La "Casa da Gioco", invece, di proprietà di Leo Stobbard, è divisa in due parti: la prima è un normalissimo casinò decisamente elegante. La seconda, invece, è aperta solo ad una selezionata e fedele clientela; qui non ci si gioca soltanto i soldi, la posta in gioco può essere molto, molto alta...

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Chat con i Vampiri


Un piccolo avviso // queste pagine sono legate ad un gioco di ruolo e a relative fictions che parlano di Vampiri. I temi trattati rendono inadatto tutto questo a persone troppo sensibili o troppo giovani.
Per un uso responsabile di Internet vi preghiamo di tenerne conto.
Inoltre, qualora tutto il materiale esposto non fosse di vostro gradimento (si tratta di un'opera ad uso e consumo di chi la scrive e gioca)... niente vi lega. Cliccate sulla x in alto a destra e andate: i Vampiri non se ne avranno a male.

I Vampiri non amano il plagio.
Di norma i Vampiri amano comportarsi con raffinatezza: per questo motivo evitate di prendere, copiare, incollare, rubare, saccheggiare tutto ciò che è di loro proprietà. Piuttosto, nel dubbio, chiedete. Un Vampiro che vi risponda... si troverà sempre.


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vamp-clique




Il Gioco

"Bonjour Immortalitè" è un gioco di ruolo che si basa sulla scrittura dei diari personali dei personaggi (x): Vampiri che raccontano le loro storie e le loro avventure.
E' un gioco a "scorrimento lento": non c'è obbligo di frequenza nel postare, e i giocatori non sono stressanti da un gioco troppo "stretto" o troppo "rapido".
Per lo più si tratta di raccontare brevi pagine ogni volta... della storia di un personaggio. Oppure, in casi sporadici, vengono inseriti post scritti a più mani che narrano dell'interazione tra due o più Vampiri (qualora gli autori si siano accordati per questo).
Ogni Autore è responsabile per ciò che scrive: gli è richiesto soltanto di scrivere in italiano decente, e di attenersi a ciò che riguarda il *suo* personaggio.

Il gioco è ambientato in una città senza nome (in Europa, ai nostri tempi) che i Vampiri considerano come la loro "Capitale"; i giocatori si muovono tra ambienti ideati da loro stessi (le dimore dei personaggi, le strade della città), ed alcuni ambienti "comuni" del gioco: come la Sala da Tè "The Grail Quest" o la Casa di Piacere "The Peacock's Feather". Quando i giocatori si muovono negli ambienti comuni si devono attenere alle descrizioni d'ambiente date da chi ha ideato questi luoghi e da chi ne è responsabile al momento.

Le figure dei Vampiri sono strutturate secondo i racconti classici sull'argomento, ma non solo. Sostanziali differenze e novità possono essere discusse ed accettate!

E tu?

Sei un Vampiro anche tu, oppure vuoi esserlo?
Da fedele storico desideri aggiungere anche la tua storia ai Diari degli Immortali? Oppure porgere il collo?
Anche se il Club degli Immortali è piuttosto selettivo... perchè non provare? Registrati sul forum ed apri un topic in questa cartella lasciando un provino ed una richiesta di gioco, con la descrizione e la storia del tuo Vampiro! Ti sarà risposto appena possibile...

Personaggi Iniziali

Desperatilla: Desperatilla non è il suo vero nome, ma il nomignolo che le ha dato il suo Creatore. E' un Vampiro piuttosto antico... è nata nel Medioevo, in Italia. ha accettato la sua condizione ma continua a guardare con curiosità la vita degli esseri mortali. Molte cose del suo passato sono ignote.
autore: damaverde_at_gmail_dot_com, blog personale, (+Justin, +Claire).


Natasha: Natalia Nikolaevna Markova. Da "viva" abitava in un minuscolo villaggio a sud oves della Russia dal nome imprecisato. Non è pienamente consapevole di essere un vampiro e tuti i ricordi della sua esistenza precedente sono chiusi in un angolo buio della sua mente.
autore: vampiri-gdr_at_ilcircolodellestreghe_dot_net, blog personale, (+Oksana, +Antonio).


Margot: Margot Byron ha accettato il suo mutamento senza troppe storie; i mortali sono come fantasmi per lei... entrano a far parte del suo mondo solo quando ha fame, servono solo per nutrirsi.
autore: cecca22f_at_libero_dot_it, blog personale, (+Erik).


Alicia : Alicia Roselyn McParson è nata nel 1980 a Waterville, una piccola cittadina a nord della costa del Maine. Non ama nè accetta il suo stato di vampiro: l'abbraccio è avvenuto in circostanze ignote, e questo le rende le cose molto più difficili. Passa il suo tempo a indagare e ad asservire un clan nel tentativo di carpire maggiori informazioni su quanto accadde il giorno della sua morte. Vive con un antico, Lyle, che si è prende cura di lei e le insegna tutto quello che c'è da sapere sul suo nuovo stato di creatura della notte.


Rafaël: Rafaël Beauvrai, nato nel Diciottesimo secolo, proviene da una famiglia aristocratica decimata dalla ghigliottina. E’ stato trasmutato all’età di trentaquattro anni durante la sua fuga dal Terrore e, benché abbia continuato a vivere il fasto delle corti europee, la sua esistenza è ormai quella di un fantasma avvelenato dal rimpianto.


Justin: Justin è un Vampiro Antico. Le sue origini si perdono nelle nebbie del Medioevo. E' stato il Creatore di molti, l'ironico, sfuggente e imprevedibile vampiro che si muove tra crudeltà e gentilezza. Il Maestro e il Terrore di tanti della sua stessa razza. Se ci fosse una Famiglia Reale per i Non Morti... Justin ne farebbe parte di diritto.


Claire: Claire Siddal è la sensuale proprietaria del "The Peacock's Feather". Beve sangue da coppe da champagne, ama tutto ciò che è frivolo e si considera praticamente immorale. La vita è piacere, ed un vampiro ha più diritto di chiunque altro di provarne...


Oksana: Oksana Petrovna Molokanova... capricci e frivolezze, questo è lei! Vampiro molto antico, non ama la mondanità ma nemmeno la solitudine. Adora il lusso e i bei ragazzi umani che considera giocattoli con i quali, da bambina capricciosa, si diverte per un po' per poi distruggerli e cercarne dei nuovi. Attualmente risulta scomparsa in circostanze misteriose.


Antonio: Antonio era un domestico italiano, vampirizzato nel '600. Si vergogna molto del suo passato umano e apparentemente ha preso molto bene la sua trasformazione, in realtà cerca di annegare il vuoto esistenziale in ogni modo possibile. Ama il lusso e i bei vestiti ed è decisamente pieno di sè. Odia cacciare e lo fa solamente quando è davvero costretto dalla fame... per questo quando si avventa su una vittima la polverizza.


Erik: Erik Stern, è diventato vampiro nel 1500 ed ha accettato subito quella che poteva essere una possibilità per approfondire la sua conoscenza di tutto. Dice di essere (ma è solo una sua vanteria) uno dei vampiri più antichi di cui si sappia qualcosa.


Edelweiss: Edelweiss Siddal è il perfetto esempio di una morale tenacemente vittoriana. Vampira di integerrima virtù gestisce la sala da tè The Grail’s Quest, luogo di raduno di poeti maudits, immortali pensierosi e stranieri dagli occhi liquidi, tra cui si muove con il ferreo disgusto di una morale superiore. All’aspetto etereo e alla voce angelica, con cui allieta i fedeli durante le funzioni domenicali, unisce l’estrema proprietà del comportamento e gli atteggiamenti gelidi e distaccati.


Giselle: Giselle Dix si muove tra una dolcezza e una crudeltà uniche. Considera gli oggetti... esseri umani e viceversa. L'unico scopo della sua vita è ampliare la sua collezione di bambole e farebbe qualsiasi cosa per un pezzo che le interessa. Ha accettato molto bene la sua nuova natura di vampiro perché la sua vita prima era a dir poco infernale.


Lina: Lina è una vampira molto recente. Condannata ad un'eterna adolescenza, finge di essere ancora un essere umano. Nota per la sua totale mancanza di buon gusto, passa la maggior parte del suo tempo ad ascoltare musica commerciale dal suo i-Pod rosa o giocherellando con il cellulare, rosa anch'esso.


Leo: Leo Stoppard non ha accettato molto bene la sua condizione di vampiro e si è sforzato di condurre un'esistenza simile alla precente, fingendo che nulla fosse cambiato. Gestisce una serie di locali in giro per il mondo, ma sono solo una copertura per i suoi traffici illeciti. Sebbene faccia di tutto per essere accettato nei salotti buoni della capitale, non è ben visto dagli altri vampiri per via del suo (a loro dire) eccessivo attaccamento al denaro.


Raymond: Raymond Bing è stato appena vampirizzato e ancora non conosce molto riguardo alla sua nuova vita... che ha accettato abbastanza facilmente dopo l'iniziale disappunto, anche perché... facendo l'assasino di mestiere avrebbe potuto trarne vantaggio! Prova un totale disinteresse per qualsiasi cosa, ma ama passare il tempo libero con l'enigmistica. Il suo unico punto debole sono gli abiti su misura.