{Bonjour Immortalitè} Diari di Vampiri

Margot, parte terza

[martedì, 02 settembre 2008]
[margot 03]


Stasera non voglio stare nelle strade più affollate. Mi dirigo verso i giardini. Sono bellissimi di notte. C'è un piccolo laghetto, la luce riflessa delle luna sembra uno spettro. Mi tolgo le scarpe e immergo i piedi nell'acqua fredda. Mi ricorda di quando ero bambina e andavo fuori con mia madre e mia sorella. Rido, Erik mi rimprovera sempre di essere un po' nostalgica. Ma come faccio a non esserlo? Scrollo la testa e cerco di non pensare al povero ragazzo che probabilmente starà agonizzando nel vicolo dove l'ho lasciato. Sicuramente anche lui aveva persone care a cui pensava, ricordi che non voleva più avere. Mi chiedo perchè proprio io stia pensando proprio questo. Io che sono sempre stata fredda, io che ho sempre considerato gli esseri umani come cibo e niente di più. Ma c'è qualcosa di strano, un odore particolare che mi porta a cambiare, a diventare, se possibile, tenera e malinconica. Mi alzo e mi rimetto le scarpe. L'odore è più forte, e proviene dagli alberi oltre il piccolo laghetto.Mi dirigo verso gli alberi. Conosco quest'odore. C'è una figura tra gli alberi. Anche se non riesco a vederlo bene in volto, so già chi è, mi fermo a pochi passi da lui. Il mio sorriso stupito lo fa ghignare "Buona sera Margot", quella voce calma e seducente mi tranquillizza ancora di più, faccio un passo avanti "Sera Andrè". 

Posted by SelinRose alle 14:29
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Antonio - parte prima

[mercoledì, 14 maggio 2008]
[antonio 01]


Dal diario di Antonio
I

Ero steso sul mio letto a fissare le travicelle di legno del soffitto. Aspettavo. Sapevo benissimo cosa mi avrebbe atteso, di lì a poco. Non mi preoccupava, non ne avevo il tempo: ero troppo occupato a fumare il sigaro che avevo comprato con gli ultimi cinquanta euro che mi erano rimasti. Il resto, ovviamente, l’avevo lasciato come mancia alla commessa.
Erano così sensuali le volute di fumo che pian piano ondeggiavano verso l’alto, sembravano quasi i veli di una ballerina impegnata in una dolce danza mortale che si dissolveva pian piano, creando una nebbiolina che avvolgeva la stanza.
Socchiusi gli occhi. Eccoli, stavano salendo le scale. Erano loro, dovevano per forza essere loro: chi altri era in grado di generare un tal baccano?
Controvoglia, mi misi a sedere ed appoggiai a malincuore il sigaro nel posacenere. No, non avrebbero avuto la sensibilità necessaria per farmelo terminare in santa pace. Sospirai mente mi infilavo la vestaglia e mi dirigevo verso l’ingresso. Cinque, quattro, tre… Qualcuno bussò sgarbatamente. Mi appoggiai allo stipide della porta e aprii.
«Salve, a che devo l’onore della vostra visita?»
Con uno strattone spalacarono l’uscio, il più grosso dei tre mi si parò d’innanzi. Alzò il capo e mi puntò gli occhi socchiusi addosso.
«Sai benissimo perché siamo qui. Basta con le chiacchiere e fuori i soldi.»
Mi passai una mano tra i capelli e sorrisi.
«Altrimenti?»
«Altrimenti qualcosa potrebbe rompersi. Come quel coso lì, ad esempio.»
Indicò il mio samovar.
«Ma se lo distruggete, come farò a prendere il tè?»
L’uomo davanti a me ghignò.
«Beh, vedi… forse non sarà il tuo macchinino russo a rompersi, forse sarà qualcos’altro di più fragile, una matrioska, per esempio. Credo saprai meglio di me quando sia facile aprire quelle bamboline, mi sono spiegato? Bene, questo era solo un avvertimento, regolati pure di conseguenza.»
Detto questo uscirono.
Rimasi impietrito a fissare il vuoto, che diamine avrà voluto dire?
Natasha?! Come facevano a sapere di Natasha?

Posted by MarauderProngs alle 13:29
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Alicia Roselyn - Prima Parte

[lunedì, 21 aprile 2008]
[]


Dal Diario di Alicia, parte prima

Non ho alcun ricordo della notte in cui sono morta, non so chi sia stato a distruggere la mia esistenza ne ho idea di come si siano svolti i fatti... però, di quello che c'è stato prima, della mia vita passata ho ben chiaro tutto, ogni evento, ogni singolo passaggio. Ero felice, più o meno. Avevo un buon lavoro, qualche amicizia e una famiglia. Mi bastava. Non ho mai chiesto nient'altro, solo l'indispensabile per sopravvivere, l'amore dei miei cari, la salute e qualche soldo per tirare avanti. Ma non è andata così, non sono stata esaudita nel mio umile desiderio di una vita serena. E' avvenuto tutto così in fretta, talmente rapidamente che non ho avuto nemmeno il tempo di vedere in volto il mio assassino, un attimo ed io sono svanita. Ed ora mi ritrovo qui, creatura della notte, a rimpiangere ciò che ero, a commiserarmi e a desiderare che nulla di quanto è successo sia mai accaduto. Odio quello che sono diventata, perchè quello che sono ora non è ne umano ne ultraterreno ma solo la misera ombra di me stessa, uno spettro che vive nutrendosi degli altri, che si nasconde nell'oscurità e che non ha più nulla se non un'immortalità imposta. Se ripenso a ciò che ho lasciato, o meglio, a ciò che mi è stato brutalmente tolto, la rabbia mi travolge, mi acceca e mi spinge in un'unica direzione, ovvero trovare chi mi ha fatto tutto questo e ucciderlo, in una vana e disperata speranza di poter forse riabbracciare, anche fosse per una volta soltanto, tutto quel che ho perso... mia madre, mia sorella, l'uomo che amavo ed insieme a lui anche il lavoro che condividevamo e di cui io personalmente andavo tanto fiera. Ero una valente ispettrice di Polizia e non per vantarmi ma in ciò che facevo ero veramente brava, pur non essendo affatto semplice, soprattutto per una donna, ne tanto meno gratificante. Mi piaceva, lo ammetto, e davo l'anima per risolvere i casi che mi venivano affidati nel miglior modo possibile. La mia tra l'altro non fu neppure una scelta, non fu il richiamo alle armi, o al comando o ancora la passione per l'uniforme ad attirarmi in quella direzione, ma piuttosto un obbligo morale, un qualcosa che avevo nel sangue e a cui non potevo sottrarmi. Avevo seguito le orme di mio padre, e di suo padre prima di lui e così via in un susseguirsi di generazioni che hanno visto almeno un membro della mia famiglia impegnato a servire la patria che amavano. Ma a differenza loro io non ero adatta ne a stare sempre dietro ad una scrivania ne a dedicarmi solo ed esclusivamente alle mansioni pericolose, per cui, quando venni trasferita a Portland dopo una dura gavetta a Waterville, scelsi quella che si sarebbe potuta definire una sorta di via di mezzo tra i due estremi bilanciando il blando lavoro d'ufficio ad una certa dose di incarichi particolari che il più delle volte implicavano vere e proprie azioni di forza in prima persona. Inoltre, in contrapposizione con le prerogative analitiche decisamente pratiche e realistiche che da sempre hanno caratterizzato il modo di ragionare della famiglia McParson, io ho sempre dato molto spazio anche al presumibile e all'improbabile, tant'è vero che spesso mi sono trovata a collaborare con Eileen, una medium davvero in gamba. Il sovrintendente attuale mi lasciava libera d'agire come meglio credevo, senza imposizioni ne obblighi, per lui la sensitiva era solo una persona utile che poteva dare una mano quando l'intero distretto brancolava nel buio. Quello precedente invece era di tutt'altra risma... basso, grassoccio, arrogante e stupido come pochi, non ha mai tollerato il mio modo d'agire e nonostante l'evidenza dei fatti dimostrasse quanto quella donna e le sue visioni fossero valide, lui continuava a ritenerla un'inutile ciarlatana. Rivelava dettagli non divulgati o forniva indicazioni che portavano inevitabilmente alla risoluzione di un'indagine complessa, eppure lui la ignorava dettando direttive sballate e inutili che contribuivano solo a confonder maggiormente le acque. In realtà le stupidaggini e gli errori di quell'ometto presuntuoso non avevano mai arrecato danni tanto gravi da dover ricorrere a repentine prese di posizione, ma un giorno, quando un tizio uccise la moglie facendo ricadere la colpa sull'amante di lei e le prove furono talmente schiacciati da essere davvero poco credibili, il pollo abboccò facendo arrestare un innocente e lasciando invece a piede libero il vero assassino. Ed io intervenni, com'era nel mio carattere e come d'altronde sarebbe stato logico e corretto agire, ma peggiorai solo le cose e mi beccai pure una bella sospensione. Quel povero disgraziato non venne rilasciato e io fui costretta a restituire pistola e distintivo e a prendermi una vacanza forzata di sei mesi per poi venir reintegrata in servizio in tutt'altro luogo. Venni trasferita a Portland e presi servizio nella sezione omicidi, rispetto a prima i miei incarichi non erano variati affatto e neppure le responsabilità, il sovrintendente del posto nonostante l'accaduto mi stimava molto e accolse la medium con la quale ero rimasta in contatto senza far troppe domande. Ci è stata davvero di grande aiuto e il più delle volte è stata proprio lei a toglierci dagli impacci quando i casi risultavano apparentemente insolubili. E quella notte, quella in cui lasciai per sempre il mondo per come l'avevo conosciuto fino ad allora, quando per volere di chissà chi fui costretta ad abbandonare tutto questo, io stavo proprio indagando su uno di quei casi insoliti e inspiegabili che di solito, a causa della stranezza dei fatti e della mancanza di prove che li caratterizzano, venivano portati all'attenzione di Eileen. Ma non fu lei a condurmi sul luogo della mia morte, almeno in modo diretto, bensì una telefonata anonima. L'assassino seriale di cui stavo seguendo le tracce si divertiva a fare a pezzi le sue vittime e dopo averle attentamente sezionate legava sopra i loro corpi straziati una rosa rossa con un nastro del medesimo colore. Non avevo alcun indizio e stavo dietro a questo pazzo già da un anno, sapevo solo che colpiva regolarmente in concomitanza con le fasi di luna calante e che prediligeva donne giovani e bionde, poi il giorno prima della segnalazione, la nostra sensitiva “vide” la nuova vittima e tutto parve avere una finalmente una svolta. Era chiara di capelli e di occhi, gli abiti erano scuri e aveva il collo squarciato, l'immagine era sfocata ma la nostra sensitiva era certa che indossasse anche un dolcevita cremisi e che portasse scarpe rosse e consunte dall'uso. Se ci fossimo mossi apertamente avremmo scatenato il panico e soprattutto avremmo incrementato le chiamate di inutili e falsi avvistamenti che si sarebbero riversati in centrale intasando le linee, per cui non diramammo alcun ipotetico identikit della presunta vittima ma  rimanemmo semplicemenete in attesa di qualche sviluppo. Poco dopo una chiamata strana ci mise in allarme. Un passante aveva visto un uomo trascinare con forza una donna, che si rivelò corrispondere alla descrizione fornitaci da Eileen, in un vincolo. Sentì degli urli per cui preso dal panico, il malaugurato spettatore chiamò subito la polizia, fornì precise indicazioni sul luogo dell'accaduto e riattaccò senza lasciare le proprie generalità. E già da qui avrei dovuto avvertire un piccolo campanellino d'allarme... ma la paura che davvero quel pazzo stesse agendo in quel momento e la possibilità concreta di catturarlo e salvare forse anche la ragazza nelle sue grinfie, mi spinse ad agire senza badare al mio istinto. Non persi tempo quindi, e per quanto la cosa mi sembrasse strana, chiesi rinforzi e mi diressi immediatamente sul posto. Capii troppo tardi, quando appurai coi miei occhi che in quel luogo non c'era nessuna vittima e nessun carnefice, quando vidi i miei uomini giacere a terra uno dopo l'altro che la vera donna bionda, quella che avrebbe perso la vita quella notte, quella che la medium aveva visto nella sua visione, in realtà ero io...

Ally Rose

Posted by CrimsonLady alle 16:09
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Erik, Seconda Pagina

[martedì, 15 aprile 2008]
[erik 02]


Dal diario di Erik II

Camminare fra la gente mi da una strana sensazione. Mi sembra di camminare insieme a dei fantasmi. Come se fossi io il vivo e loro i morti. Sento le loro voci come echi lontani, come se non fossero reali. Sono in questi momenti che non amo stare solo, perchè mi sento quasi vulnerabile. Mi chiedo se Margot si è già svegliata, probabilmente e da qualche parte a caccia. Cammino quasi trascinando i piedi, non ho molta voglia di cacciare, credo che cercherò la preda più facile. Entro in un pub. Qui le ragazze ubriache sono facili da portare fuori. Mi accosto al bancone e mi guardo intorno. Tutti quei mortali, con le loro speranze e i loro dolori, dolori che io non provo più, dolori che non mi mancano. All'improvviso un ragazza con i capelli rossi mi abbraccia, dice di conoscermi, dice che vuole venire a letto con me. Avrei voluto ridere, ma dovevo recitare. Le passai il braccio attorno alle spalle e la portai fuori. Nessuno ci seguì, nessuno ci vide. E' lei che mi porta in un vicolo, ed è lei che, senza più freni inibitori, si slaccia la maglietta troppo attillata per lasciare le sue curve all'immaginazione. Io appoggio le testa sul suo collo candido, riempiendola di baci. Facile, troppo facile. In un attimo i miei canini entrano nella sua gola, e il sangue scorre nella mia bocca come nettare. Quando ho finito, della ragazza non rimane che il guscio vuoto. Un corpo fatto bene, troppo bene. Mentre mi allontano, sento la confusione del pub, nessuno si era accorto di niente.

Questi mortali, avrei anche potuto prenderla dentro la sala, nessuno mi avrebbe fermato.

Erik

Posted by SelinRose alle 14:11
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Rafaël, Pagina seconda.

[sabato, 12 aprile 2008]
[rafael 02]


Dal diario di Rafaël

 

Non mi sono mai piaciute le città moderne. Con il loro clamore, le folle impersonali, la bruttura delle periferie. Ma questa città in particolare ha una certa strana grazia sognante nel fumo che l’avvolge, una bellezza ferrigna nel suo cuore industriale. Cammino senza curarmi dei vivi che mi scivolano attorno, sentendo pulsare le loro gole al ritmo della città, e penso all’innocenza persa da troppo tempo perché possa ricordarne il sapore. Digitali bianche, simili a mani umane, tra cui immergo le mie dita troppo pallide, gelide, sorridendo all’anziana donna che le vende all’angolo della strada. Non spariranno mai, queste tristi fioraie che spuntano da chissà dove con il loro carico effimero. Pago per averne il profumo, per possederne la corolla, e sporcarmi del loro polline. Com’è breve la loro vita…come quella dei viventi che mi passano accanto, senza sapere quanto la loro fuga dalla solitudine e dalla morte abbia poco senso per noi che vediamo. Ho sempre rimpianto quella foga, quell’entusiasmo. La consapevolezza di avere poco tempo rende gli uomini geniali, mentre l’immortalità finisce per donare alle cose terrene la patina del deja-vu.

Incontrare i miei simili è un gioco amaro: spesso finiamo per passare le ore in silenzio, nella consapevolezza di non potere lenire le nostre solitudini con le parole. Eppure, continuo a chiedermi se avverrà, mentre conduco le digitali a passeggio con me, in questa città brulla.

 


Posted by Arquise alle 15:26
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Margot, parte seconda

[venerdì, 11 aprile 2008]
[margot 02]


Diario di Margot

II

Mi sono svegliata tardi, non mi succedeva da molto. Erik era già andato via, non mi stupisce. Lui è puntuale in tutto, soprattutto quando riguarda il cibo, e quando si sveglia ha fame, anche se è bravo a controllarsi.

E adesso sono affamata anch'io.

Ormai riesco a vestirmi anche al buio. L'altra notte che "preso in prestito" un grazioso vestito rossa da una ragazza. Le scarpe, sempre rosse, sono più basse delle scarpe a cui sono abituata, ma non mi faccio molti problemi, mi adatto facilmente. Non sono sicura che il mio abbigliamento piacerà a Erik, ma la cosa non mi preoccupa.

Andare a caccia mi è sempre piaciuto, è divertente ed è anche un modo per sgranchirsi le gambe.

Notte, sto arrivando.

Margot

Posted by SelinRose alle 20:36
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Natasha - pagina due

[giovedì, 10 aprile 2008]
[natasha 02]


Dai diari di Natasha
II

Camminammo diverse ore, nella foresta. Infine, giungemmo al castello.
Lo spettacolo che mi si presentò d’innanzi fu terribile. Ogni cosa, fuorché i soli muri, era stato distrutto come da una furia cieca. I tappeti, gli arazzi, i marmi, i mobili intarsiati, i quadri, gli affreschi… quale cuore arido poteva aver combinato un simile scempio? Come non essere almeno un po’ compassionevoli davanti a tale bellezza immortale?
Mi aggirai incredula tra le stanze; vidi segni inconfutabili di bivacco, le porte usate per accendere fuochi improvvisati sui pavimenti di ceramica italiana. Ossa, brandelli di cibo, tende strappate dai bastoni e usate come coperte, macchie di vino sul tappeto persiano. Urlai, mi graffiai il viso. chiamai a gran voce i domestici, ma le mie parole rieccheggiarono a vuoto tra le stanze disastrate.
Un vaso Ming usato come latrina… fu a quel punto che i sensi mi abbandonarono ed alcuni ricordi riaffiorarono nella mia mente…

Oksana, la mia Creatrice, era seduta sul divano del Salottino Rosso. Ai suoi piedi, sul tappeto, seduta con le gambe stese e lo sguardo inespressivo fisso nel vuoto, mi lasciavo pettinare i lunghi capelli scuri.
All’improvviso, con uno scatto d’ira, Oksana gettò la spazzola in madreperla rosa sul pavimento. Non mi scomposi.
«Sergej, per cortesia, puoi far smettere questo fastidioso frastuono? Non riesco a concentrarmi con tutto questo chiasso!»
Sergej, il maggiordomo non-morto, alzò un sopracciglio. «Temo che sia impossibile, mia signora: sono i Soviet che stanno facendo la rivoluzione.»
«Ah, ma davvero? E non potresti gentilmente chiedere loro se possono fare la loro rivoluzione in un altro luogo? Forse non sono consapevoli, ma stanno disturbando le nostre attività .»

***

Oleg era un bel ragazzo, biondo e dagli occhi di ghiaccio.
Oleg credeva nella rivoluzione, ci credeva veramente.
Suo nonno era stato un servo della gleba e conosceva molto bene il freddo e la fame. D’inverno, si stendevano tutti vicini per scaldari gli uni con gli altre, cercando di muoversi il meno possibile per non consumare inutilmente energie. Lavorare e faticare per essere ricompensati con miseria in abbondanza.
Oleg odiava lo Zar ela sua famiglia. Mentre loro navigavano nel lusso, gente come lui faceva la fame.
Oleg credeva nella rivoluzione e lo Zar doveva pagare, doveva pagare tutti mali che aveva commesso, doveva pagare per tutta la sofferenza, le lacrime, il freddo e la fame, tanta, troppa fame che i suoi sudditi avevano patito.
Per questo doveva morire, per questo si era unito ai Soviet, nonostante sua madre in lacrime l’avesse supplicato di non andare. Sono degli assassini senza Dio, non voglio che tu diventi come loro; ho solo te, gli aveva sussurrato prima che partisse. Ma Oleg, nonostante il suo cuore stesse piangendo, si rese duro come pietra. Doveva andare, le disse, doveva andare per dare un futuro migliore, per vendicare suo padre, morto per divertimento di un gruppo di guardie annoiate, e per la piccola Tania, uccisa da una malattia curabile solo con medicine troppo costose per loro.
Non era solo quello il motivo per cui Oleg si era unito ai rivoluzionari: sperava infatti di poter dare ai sui figlii un futuro migliore, perché (ne era sicuro) finita la rivoluzione, dopo la vittoria del proletariato avrebbe chiesto la mano di Katia e sarebbero vissuti per sempre felici e contenti.
Non aveva idea di cosa il destino avesse in serbo per lui, proprio quella notte.

***

Giunsero con prepotenza, sfondando la porta; sembravano più un branco di lupi affamati che uomini.
Non poterono nulla contro di noi. Ne dissanguammo una decina, gli altri finirono incatenati nelle segrete, sarebbero stati un’ottima riseva di cibo.
Tutti tranne uno.
C’era tra loro un giovanotto biondo che piangeva come un bambino. La mia Creatrice aveva altri progetti per lui, ne era rimasta affascinata.
Lo trascinò in una stanza e del ragazzo rimase solo l’eco delle sue grida strazianti che rimbombarono per il castello.

N.

Posted by MarauderProngs alle 12:58
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Erik, Prima Pagina

[sabato, 05 aprile 2008]
[erik 01]


Diario di Erik I

Non so perchè io stia scrivendo in queste pagine, forse Margot mi ha contagiato.

Io sono Erik Stern, non mi ricordo molto dei miei primi anni, so solo che sono nato nel 1500, e che a sedici anni ho iniziato a girovagare per l'europa, stanco della soffocante Londra e dei miei genitori. Mi era sempre piaciuta la "conoscenza", il sapere sempre di più. Il mio viaggio durò molti anni.Nel mio pellegrinare arrivai anche a Roma, avevo ventisette anni.  Roma, una città meravigliosa che ancora porto nel cuore, probabilmente perchè è la città che mi ha visto "rinascere".

Era una sera d'agosto. Ricordo di aver bevuto molto e che rantolavo per le strade senza una meta, inciampando e sbattendo contro muri e passanti. All'improvviso, mentre passavo accanto ad un vicolo, una mano mi afferrò e mi tirò nell'ombra. Non ebbi il tempo di fare domande, perchè i denti di quella persona si conficcarono nella mia gola, facendomi urlare di dolore.

Poi niente, solo un lungo sonno, dal quale mi risvegliai con uno schiaffo. Guardai la persona che mi aveva "fatto", era un uomo alto, con lunghi capelli biondi e occhi verdi "Vieni con me" disse, la voce era dolce e fredda allo stesso tempo.

Molto tempo dopo, durante un ballo, io feci la stessa cosa, solo che la mia "creatura" è una donna, una angelo. Appena la vidi mi si strinse il cuore pensando a quella bellezza che sarebbe sfiorita, e così decisi di farla mia.

Adesso lei è lì, credo che stia dormendo, anche se ormai il tramonto è passato, e lei ora dovrebbe già essere affamata. Poco male, andrò da solo. E' strano, mentre mi volto e la guardo, uso l'immaginazione, pensando al suo cuore che una volta batteva sotto i vestiti di seta, sotto la pelle, sotto il sangue. La tentazione sarebbe quella di svegliarla, ma non posso, non adesso.

Credo sia la fame che mi fa indossare la mia gicca e pettinare i capelli.

Credo che sia la fame che stanotte mi renderà ancora vivo.

Erik  

Posted by SelinRose alle 10:48
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Rafaël pagina prima

[giovedì, 03 aprile 2008]
[rafael 01]


Dai Diari di Rafaël. I.

Rosso.

Erano stati borgogna i tacchi delle donne della famiglia Beauvrai, i tacchi alti delle scarpine Louis XIV, il cui prezzo sarebbe bastato a sfamare una famiglia per un intero inverno. Carminie le collane di rubini, grossi come uova di piccione, granato e oro scuro, che decoravano i colli sottili delle sue sorelle prima che cadessero sotto i colpi di Madame. Porpora i mantelli cardinalizi che sfilavano a Notre Dame la vigilia di Natale. Vinaccia il contenuto dei calici levati in alto in onore di Sua Maestà e della Francia. E infine, rosso era stato il sangue che aveva tinto le strade e i capelli biondi della testa della Principessa, portata su una picca dal popolo inferocito. Un diluvio di tutte le tonalità del rosso, dal flemme d’enfer degli abiti di seta delle coquettes più spregiudicate ai calzoni dei sanculotti, dal rosso della terra smossa portata in dono con gli struzzi dall’Africa a quello rivoluzionario. Un colore che Rafaël aveva creduto di lasciarsi alle spalle con la sua fuga disperata dalla Francia in fiamme, dove si amministrava la libertà a colpi di baionetta, e che invece era tornato a infestare i suoi sogni, quando aveva assunto una nuova forma.

La carrozza su cui lui e altri nobili in fuga si erano rifugiati apparteneva ad una strana donna, pallida e macilenta, la cui bruttezza diventava alla luce delle stelle quasi splendente. La donna aveva capelli troppo lunghi per qualsiasi moda o rango, che scivolavano sulle spalle giallastre come notte scioltasi per il calore della luna, e grandi occhi neri e brucianti, che divoravano coscienza e percezione. E una notte, ormai giunti al confine, la donna l’aveva morso, regalandogli la più grande estasi mai sperimentata, e insieme un dolore glaciale e freddo come una prima morte.

Come il bacio di una sirena, aveva pensato il Conte Beauvrai, quando aveva sentito quelle labbra esangui poggiarsi sulla sua bocca, sul suo polso e sul suo cuore.

E quando si era svegliato, aveva scoperto di essere diverso, lontano dagli affanni mortali come se fosse stato estirpato a forza da quel mondo. Non c’era più spazio per il dolore della morte della giovane moglie, sposata da appena qualche mese, e caduta vittima della follia parigina, né per la compassione, o gli altri sentimenti umani di cui si era liberato con la grazia con cui un predatore libera la pelliccia dalle gocce d’acqua.

Era stato scelto, per caso o per malizia, e aveva vissuto come un’ombra funesta attraverso i secoli, pallido e irraggiungibile, seminando la morte quando ne aveva sentito il bisogno, o scegliendo di nutrirsi senza togliere la vita in altri casi, seguendo la marea, come una conchiglia sottoposta all’eterno levigare del tempo, dell’oceano.

Aprì gli occhi, e si sollevò dal suo giaciglio, il pavimento spoglio di un sotterraneo asettico e gelido. Annodò la cravatta, al buio, affidandosi alla memoria delle dita, chiuse i gemelli d’oro bianco, due piccoli gargoyle dagli occhi di onice, e si levò. Pronto alla caccia, alla scelta, ad un’altra notte.






Posted by Arquise alle 09:12
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Desperatilla, Seconda Pagina

[domenica, 30 marzo 2008]
[desperatilla 02]


Dai Diari di Desperatilla. II.

E' quasi l'alba... l'alba che illuminerà una città mostruosa e deforme. Così simile eppure diversa dalla Capitale che ricordo. Ma più scura, più fumosa, più umida. Ed immensamente più brulicante di vita mortale. Ho camminato sotto la meravigliosa pioggia per l'intera notte, mi sono nutrita, ho rubato le pagine di un quotidiano: centocinquant'anni. Non ho mai dormito tanto... e continuo a domandarmi se la presenza avvertita, come in sogno, sia davvero la Sua. Dov'è Lui? Cammina, lo sento. E' qui... lo sento. La pioggia continua a cadere, con lo stesso suono che produce un cuore quando batte, con la stessa forza del sangue che scorre. Prima di addormentarmi, l'ultima volta, avevo letto i versi di Elizabeth Siddal, già mescolati alla leggenda della sua bellezza; avevo camminnato per l'intera notte in una scura galleria tra le opere di Rossetti e di Millais. Il mio risveglio, oggi, mi ha riportata in un mondo nuovo e completamente diverso. Mi adatto come tutti gli altri della mia razza, e più di tutto come l'allieva che il mio Maestro ha istruito: che una carrozza sia o meno trainata da cavalli... non ha importanza. Sono gli esseri umani ad essere impegnativi, a fare le differenze. Chi sono queste persone? Persino il sapore del sangue mi sembra differente. Non migliore. E' il cambiamento definitivo quello che sto vedendo? Vorrei che Lui fosse qui! Vorrei sentirlo ridere, persino nutrirmi della sua noncuranza. Accade, non accade... è, non è. Ma io... perchè sono qui? Ancora una volta, al sicuro nella cavità umida e scura che è la mia casa dormirò. Solo per un giorno questa volta. Dal sorgere al tramontare del sole. Penserò. Forse... capirò. Tra i brandelli del giornale che ho fatto a pezzi, tra le immagini e le parole oscene di un tempo che non posso capire. Che non desidero capire. Per una volta ringrazierò... per non essere viva.

D.

Posted by Mariacarla alle 20:39
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MarauderProngs in Margot, parte terza

Oscuri Segni

*loading* anime perse...

Oscuri Luoghi

Tutto il tempo del mondo... e poi, di epoca in epoca... in viaggio per trovarsi. Verso quella che considerano la loro Capitale, nere ed infinite notti, nebbia, pioggia e fumo... i Vampiri celebrano i loro fasti.
Storie tanto diverse, creature infinitamente differenti...
Destinati ad una gioia senza fine, oppure ad una tristezza infinita. Privi di scrupoli, o distrutti dal rimorso.
Antichi e Giovani. Ancora confusi, oppure certi... camminano sotto un cielo plumbeo e nessuno potrà fermarli.
Testimoni e custodi della Storia, destinati a conoscere più di quanto un uomo normale potrebbe mai sopportare... si muovono solitari; eppure a volte si sfiorano e le loro vite si intrecciano in modi inattesi.

Nella Capitale hanno i loro rifugi, le loro dimore segrete. Ma quando desiderano incontrarsi ed interagire con la loro razza sono tre i luoghi che devono visitare; "The Grail Quest"... all'apparenza una Sala da Tè in stile vittoriano.
Sangue delizioso e proveniente da ogni dove viene servito in fini teiere e tazze in porcellana di Limoges...
Tutto è rispettabile e raffinato in questa elegante "Sala da Tè" abbellita da decine di quadri di autori Preraffaelliti... l'accesso è riservato ai Vampiri più in vista.
Mentre, nello stesso edificio, esattamente al piano superiore... si trova "The Peacock's Feather"... luogo di piacere e lussuria senza freni. Velluto e broccati rossi accolgono i pochi visitatori ammessi a godere di svaghi perversi e ricercati...
Naturalmente luogo preposto agli incontri dei Vampiri è anche l'antico Cimitero Monumentale... dove le tombe più recenti risalgono all'epoca della Regina Vittoria.
C'è poi "La Casa delle Bambole". È un negozio molto piccolo: le pareti ed il pavimento sono tutti rosa, così come l'arredamento... la proprietaria, Giselle Dix, è una collezionista di bambole, ne possiede un'infinità, tutte diverse. Alcune però sono un po' particolari, infatti sono fatte di... carne, ovvero sono esseri umani vivi che però vengono "bambolizzati". La proprietaria è sempre alla ricerca di nuove bambole per la sua collezione!
La "Casa da Gioco", invece, di proprietà di Leo Stobbard, è divisa in due parti: la prima è un normalissimo casinò decisamente elegante. La seconda, invece, è aperta solo ad una selezionata e fedele clientela; qui non ci si gioca soltanto i soldi, la posta in gioco può essere molto, molto alta...

Credits Template

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Chat con i Vampiri


Un piccolo avviso // queste pagine sono legate ad un gioco di ruolo e a relative fictions che parlano di Vampiri. I temi trattati rendono inadatto tutto questo a persone troppo sensibili o troppo giovani.
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Inoltre, qualora tutto il materiale esposto non fosse di vostro gradimento (si tratta di un'opera ad uso e consumo di chi la scrive e gioca)... niente vi lega. Cliccate sulla x in alto a destra e andate: i Vampiri non se ne avranno a male.

I Vampiri non amano il plagio.
Di norma i Vampiri amano comportarsi con raffinatezza: per questo motivo evitate di prendere, copiare, incollare, rubare, saccheggiare tutto ciò che è di loro proprietà. Piuttosto, nel dubbio, chiedete. Un Vampiro che vi risponda... si troverà sempre.


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Il Gioco

"Bonjour Immortalitè" è un gioco di ruolo che si basa sulla scrittura dei diari personali dei personaggi (x): Vampiri che raccontano le loro storie e le loro avventure.
E' un gioco a "scorrimento lento": non c'è obbligo di frequenza nel postare, e i giocatori non sono stressanti da un gioco troppo "stretto" o troppo "rapido".
Per lo più si tratta di raccontare brevi pagine ogni volta... della storia di un personaggio. Oppure, in casi sporadici, vengono inseriti post scritti a più mani che narrano dell'interazione tra due o più Vampiri (qualora gli autori si siano accordati per questo).
Ogni Autore è responsabile per ciò che scrive: gli è richiesto soltanto di scrivere in italiano decente, e di attenersi a ciò che riguarda il *suo* personaggio.

Il gioco è ambientato in una città senza nome (in Europa, ai nostri tempi) che i Vampiri considerano come la loro "Capitale"; i giocatori si muovono tra ambienti ideati da loro stessi (le dimore dei personaggi, le strade della città), ed alcuni ambienti "comuni" del gioco: come la Sala da Tè "The Grail Quest" o la Casa di Piacere "The Peacock's Feather". Quando i giocatori si muovono negli ambienti comuni si devono attenere alle descrizioni d'ambiente date da chi ha ideato questi luoghi e da chi ne è responsabile al momento.

Le figure dei Vampiri sono strutturate secondo i racconti classici sull'argomento, ma non solo. Sostanziali differenze e novità possono essere discusse ed accettate!

E tu?

Sei un Vampiro anche tu, oppure vuoi esserlo?
Da fedele storico desideri aggiungere anche la tua storia ai Diari degli Immortali? Oppure porgere il collo?
Anche se il Club degli Immortali è piuttosto selettivo... perchè non provare? Registrati sul forum ed apri un topic in questa cartella lasciando un provino ed una richiesta di gioco, con la descrizione e la storia del tuo Vampiro! Ti sarà risposto appena possibile...

Personaggi Iniziali

Desperatilla: Desperatilla non è il suo vero nome, ma il nomignolo che le ha dato il suo Creatore. E' un Vampiro piuttosto antico... è nata nel Medioevo, in Italia. ha accettato la sua condizione ma continua a guardare con curiosità la vita degli esseri mortali. Molte cose del suo passato sono ignote.
autore: damaverde_at_gmail_dot_com, blog personale, (+Justin, +Claire).


Natasha: Natalia Nikolaevna Markova. Da "viva" abitava in un minuscolo villaggio a sud oves della Russia dal nome imprecisato. Non è pienamente consapevole di essere un vampiro e tuti i ricordi della sua esistenza precedente sono chiusi in un angolo buio della sua mente.
autore: vampiri-gdr_at_ilcircolodellestreghe_dot_net, blog personale, (+Oksana, +Antonio).


Margot: Margot Byron ha accettato il suo mutamento senza troppe storie; i mortali sono come fantasmi per lei... entrano a far parte del suo mondo solo quando ha fame, servono solo per nutrirsi.
autore: cecca22f_at_libero_dot_it, blog personale, (+Erik).


Alicia : Alicia Roselyn McParson è nata nel 1980 a Waterville, una piccola cittadina a nord della costa del Maine. Non ama nè accetta il suo stato di vampiro: l'abbraccio è avvenuto in circostanze ignote, e questo le rende le cose molto più difficili. Passa il suo tempo a indagare e ad asservire un clan nel tentativo di carpire maggiori informazioni su quanto accadde il giorno della sua morte. Vive con un antico, Lyle, che si è prende cura di lei e le insegna tutto quello che c'è da sapere sul suo nuovo stato di creatura della notte.


Rafaël: Rafaël Beauvrai, nato nel Diciottesimo secolo, proviene da una famiglia aristocratica decimata dalla ghigliottina. E’ stato trasmutato all’età di trentaquattro anni durante la sua fuga dal Terrore e, benché abbia continuato a vivere il fasto delle corti europee, la sua esistenza è ormai quella di un fantasma avvelenato dal rimpianto.


Justin: Justin è un Vampiro Antico. Le sue origini si perdono nelle nebbie del Medioevo. E' stato il Creatore di molti, l'ironico, sfuggente e imprevedibile vampiro che si muove tra crudeltà e gentilezza. Il Maestro e il Terrore di tanti della sua stessa razza. Se ci fosse una Famiglia Reale per i Non Morti... Justin ne farebbe parte di diritto.


Claire: Claire Siddal è la sensuale proprietaria del "The Peacock's Feather". Beve sangue da coppe da champagne, ama tutto ciò che è frivolo e si considera praticamente immorale. La vita è piacere, ed un vampiro ha più diritto di chiunque altro di provarne...


Oksana: Oksana Petrovna Molokanova... capricci e frivolezze, questo è lei! Vampiro molto antico, non ama la mondanità ma nemmeno la solitudine. Adora il lusso e i bei ragazzi umani che considera giocattoli con i quali, da bambina capricciosa, si diverte per un po' per poi distruggerli e cercarne dei nuovi. Attualmente risulta scomparsa in circostanze misteriose.


Antonio: Antonio era un domestico italiano, vampirizzato nel '600. Si vergogna molto del suo passato umano e apparentemente ha preso molto bene la sua trasformazione, in realtà cerca di annegare il vuoto esistenziale in ogni modo possibile. Ama il lusso e i bei vestiti ed è decisamente pieno di sè. Odia cacciare e lo fa solamente quando è davvero costretto dalla fame... per questo quando si avventa su una vittima la polverizza.


Erik: Erik Stern, è diventato vampiro nel 1500 ed ha accettato subito quella che poteva essere una possibilità per approfondire la sua conoscenza di tutto. Dice di essere (ma è solo una sua vanteria) uno dei vampiri più antichi di cui si sappia qualcosa.


Edelweiss: Edelweiss Siddal è il perfetto esempio di una morale tenacemente vittoriana. Vampira di integerrima virtù gestisce la sala da tè The Grail’s Quest, luogo di raduno di poeti maudits, immortali pensierosi e stranieri dagli occhi liquidi, tra cui si muove con il ferreo disgusto di una morale superiore. All’aspetto etereo e alla voce angelica, con cui allieta i fedeli durante le funzioni domenicali, unisce l’estrema proprietà del comportamento e gli atteggiamenti gelidi e distaccati.


Giselle: Giselle Dix si muove tra una dolcezza e una crudeltà uniche. Considera gli oggetti... esseri umani e viceversa. L'unico scopo della sua vita è ampliare la sua collezione di bambole e farebbe qualsiasi cosa per un pezzo che le interessa. Ha accettato molto bene la sua nuova natura di vampiro perché la sua vita prima era a dir poco infernale.


Lina: Lina è una vampira molto recente. Condannata ad un'eterna adolescenza, finge di essere ancora un essere umano. Nota per la sua totale mancanza di buon gusto, passa la maggior parte del suo tempo ad ascoltare musica commerciale dal suo i-Pod rosa o giocherellando con il cellulare, rosa anch'esso.


Leo: Leo Stoppard non ha accettato molto bene la sua condizione di vampiro e si è sforzato di condurre un'esistenza simile alla precente, fingendo che nulla fosse cambiato. Gestisce una serie di locali in giro per il mondo, ma sono solo una copertura per i suoi traffici illeciti. Sebbene faccia di tutto per essere accettato nei salotti buoni della capitale, non è ben visto dagli altri vampiri per via del suo (a loro dire) eccessivo attaccamento al denaro.


Raymond: Raymond Bing è stato appena vampirizzato e ancora non conosce molto riguardo alla sua nuova vita... che ha accettato abbastanza facilmente dopo l'iniziale disappunto, anche perché... facendo l'assasino di mestiere avrebbe potuto trarne vantaggio! Prova un totale disinteresse per qualsiasi cosa, ma ama passare il tempo libero con l'enigmistica. Il suo unico punto debole sono gli abiti su misura.